El Cuchu ormai pensa alla carriera di allenatore

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El Cuchu ormai pensa alla carriera di allenatore

Nell'intervista ci spiega come le esperienza da ca calciatore possono tornare utili nella sua nuova avventura 

Ci sono dei calciatoriche quando li osservi sul terreno di gioco intuisci che hanno "qualcosa di speciale". Che mostrano un'intelligenza tattica particolare. Che sanno guidare i compagni. Che sono dei leader, a volte l'emanazione di ciò che desidera il loro Mister. In due parole: sono allenatori in campo! Non cìè dubbio, Esteban Cambiasso, El Cuchu, era così. Ed abbiamo voluto usato forma verbale al passato. Anche con un pizzico di trietessz. Infatti, lo scorso settembre ha annunciato il suo addio al calcio giocato. Ha frequentato positivamente il corso UEFA A a Coverciano, in attesa di ...decidere del suo futuro. Il palmares da giocatore è di quelli importanti: insieme al "Triplete" con l'Inter, i trofei conquistati sono 24. Una carriera iniziata nell'argentinos Junior, quindi il passaggio al Real Madrid ed il ritorno in patria, all'Independiente e poi allRiver Plate, dove conquista un titolo di "clausura". Poi ancora al Real Madrid, Milano ed infine Inghilterra - Leicester - e Grecia all'Olimpiakos le sue destinazioni. "Ho sempre pensato con la testa da allenatore anche quando giocavo. E' stato così! Ed ora credo che il passaggio alla panchina sia per me una cosa naturale. Guarda, da giovane, quando avevo vent'anni ed ero in Argentina ho provato anche ad allenare, insieme ad un amico, una squadra di calcio a cinque"...

Come mai allenatore e non un altro ruolo nel mondo del calcio? 

"Credo che sia un discorso legato a dove ti senti meglio! E io sto bene in campo, sono un uomo di campo!"

In che modo ci si prepara a questa carriera?

"Il passaggio da campo a panchina non è immediato. Devi ragionarci sopra. E' da anni che lo sto facendo; considera che il Corso UEFA B l'ho fatto 3 stagioni fa. E' anche vero che non puoi mai sentirti "pronto"! Devi lavorare, devi aggiornarti, non puoi credereche quello che conosci sia sufficiente. Quello di allenatore è un percorso infinito"!

Comunque le esperienze che hai vissuto dagiocatore possono tornarti utili...

"Si, questo è un piccolo vantaggio che noi excalciatori abbiamo rispetto agli altri. E lo dico senza presenzione. Durante la carriera se sei attento puoi raccogliere tantissime informazioni che diventeranno importanti in futuro. Sia positive che negative. Devi tenerle nella tua testa, devi catalogare vittorie, sconfitte, sensazioni emozioni, indicazioni... diventeranno un bagaglio fondamenale. Non l'unico, ci mancherebbe."

Ci sono stati degli allenatori che hai avuto e che ti hanno trasmesso qualcosa di particolare?

"Quelli che mi hanno seguito da piccolo, non me ne vogliano gli altri. Loro si che sono stati determinanti: penso che l'età che va dai 6 ai 12 anni sia quella di massimo apprendimento. Non ti accorgi nemmeno di di ciò che impari di nuovo ogni giorno. Lì servono le persone giuste!"

Come si pone un giocatore di fronte alle indicazioni ed alle esercitazioni che ogni mister propone?

"Dipende dall'allenatore! Non è sufficiente conoscere esercizi o metodologie, bisogna convincere i giocatori. Per questo ritengo che la comunicazione sia un aspetto ormai imprescindibile per ogni tecnico. Poi contano i risultati: non parlo solo di vittorie o sconfitte, ma se quello che ti dice l'allenatore si realizza. In caso positivo il mister guadagna credibilità. Ti faccio un esempio estremizzando un po' la situazione, se ti dico: <Ci vediamo domani per l'intervista e poi non vengo, ai tuoi occhi come sarò?"

Non molto affidabile...

"Peggio, non credibile. E se perdi questo non puoi andare lontano come allenatore. Il tecnico poi deve essere consapevole che i protagonisti di tutto sono i calciatori: lui li deve preparare al meglio, ma le loro letture, le loro interazioni con i compagni fanno la differenza. L'allenatore è importante, la dirigenza pure, i programmi, i metodi di allenamento, le indicazioni tattiche sono tutti aspetti essenziali, ma chi fa la differenza è il calciatore. Se la palla "gira" è merito dei calciatori. E qualsiasi trainer deve tenerlo in conto. Inoltre..."

Continua pure...

"Non esiste una ricetta valida per tutti per essere vincenti. Ciò che può essere valido perun gruppo, può essere inutile per un altro"

A proposito di "vincenti", cosa aveva di speciale l'Inter del Triplete?

"Guarda, quell'anno è stato il quinto di successi in campo nazionale. Eravamo un gruppo di giocatori validiche aveva già fatto un percorso insieme.Poi, si sono aggiunti altri calciatori arrivati, diciamo, a fari spenti. Elementi di grandissima qualità, che avevanovoglia di rivincità. E c'era giusta mentalità. Ti dico di più: ogni calciatore, a suo modo, aveva una sua mentalità vincente, fatta di spirito di sacrificio, di determinazione, di abnegazione. Siamo stati bravi a metterle tutte insieme."

E in mezzo al campo c'eri tu, con le tue "letture tattiche" ed un'intelligenza calcistica unica: quest'ultima si può allenare?

Tutto si può allenare e migliorare. Per quanto questo aspetto penso che tante situazioni che si verificano in garasi ripetono nel tempo; il giocatore deve essere bravo ad immagazzinarle e tirarle nuovamente fuori nel momento giusto. Anche guardare partite su partite aiuta: vedi giocate che poi potresti fare anche tu. Noi giocatori ci ricordiamo ogni cosa gol, errori, assist, dribbling. Dobbiamo solo capire cosa ha funzionato e quando per poi metterlo in pratica. E' l'esperienza è importante: più partite giochi, più allenamenti fai e più familiarizzi con certe soluzioni".

Per quanto riguarda l'allenamento degli aspetti fisici, da giocatore avrai provato diverse metologie: cosa puoi dirci?

"Che sono tutte valide. Anzi, personalmente, mi sono sentito sempre sentito bene, sia con quelle in cui il pallone era molto utilizzato, sia in quelle in cui si lavorava a secco. Ciò che conta è adattarle al contesto in cui ci si trova: l'abilità del tecnico è proporre ciò in cui crede nei momenti giusti nelle dosi perfette. Tutti i giocatori sono diversi e tutte le squadre anche"!

Hai giocato anche in campionati differenti: argentino, spagnolo, italiano, inglese, greco: ci sono delle differenze?

"Cambia qualcosa... però ti dico che sono sempre i giocatori a fare la differenza. Ronaldo è di scuola portoghese, ma ha giocato in Inghilterra ed in Spagna. Interpreta il gioco non in base al paese, ma secondo le sue caratteristiche, che sono uniche"!

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Se ti chiedessi un consiglio per i giovani?

"Devono giocare! L'aspetto ludico viene prima di tutto. E' vero, il calcio per qualcuno può diventare una professione, ma senza divertimento, senza il piacere di giocare, non si va da nessuna parte. Il calcio nasce dalla strada, dalle interminabili partite fatte da bambini. Poi, viene tutto il resto: se vuoi un'indicazione più da "campo", ti dico che il giocatore moderno deve capire comer si gioca anche in ruoli diversi dal proprio. Se sei un centrocampista, devi sapere come si muove lapunta, il difensore, l'esterno. Anzi, devi provarlo: questo ti aiuterà ad essere più efficace nel tuo ruolo."  

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Autore: Luca Bignami per "Il Nuovo Calcio" - Autorizzazione alla pubblicazione dell'intervista Editoriale Sport Italia s.r.l. del 9 ottobre 2017

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