Antonio Valentin Angelillo, la ‘dolce vita’ di un recordman

Si è spento ad 80 anni uno dei più grandi campioni che vestirono la maglia nerazzurra…

Antonio Valentin Angelillo, la ‘dolce vita’ di un recordman

Si è spento ad 80 anni uno dei più grandi campioni che vestirono la maglia nerazzurra…

Alla sua figura di campione contraddittorio è legato tuttora il record assoluto di gol realizzati da un singolo giocatore in una stagione del campionato italiano. Nato a Buenos Aires, si afferma giovanissimo nel Racing, che tuttavia lo cede subito al Boca Juniors. Attaccante dal tocco di velluto e dall’azione scarna quanto efficace, Angelillo approda giovanissimo in Nazionale e al Torneo Sudamericano del 1957 trionfa formando con gli altri “baby” Maschio e Sivori un trio leggendario (ribattezzato dai cronisti, in omaggio a un celebre film, “los angeles de cara suda”, gli angeli dalla faccia sporca). Angelo Moratti lo ingaggia per la sua Inter che non decolla e lui ripaga con una prima stagione ricca più di ombre che di luci, nonostante i sedici gol. Qualcuno lo bolla come “bidone”, ma l’anno successivo, con 33 reti in 33 partite, stabilisce il record assoluto di realizzazioni, tuttora imbattuto. Ancora due stagioni all’Inter, poi Helenio Herrera ne pretende la cessione.Motivo ufficiale: dolce vita. Legato sentimentalmente a una splendida ballerina italiana, dall’esotico nome di Ilya Lopez, una sua foto in smoking salì agli onori della cronaca. Sia pure a malincuore, Moratti si decise a cederlo, realizzando un affare storico: i (tantissimi) soldi sborsati dalla Roma per la sua cessione vennero spesi per ingaggiare Luis Suarez, il regista del Barcellona su cui poi Herrera costruì la Grande Inter. Nelle quattro stagioni in giallorosso, Angelillo fu solo un giocatore normale, celebre più per le amicizie mondane (i cantanti Peppino di Capri e Fred Bongu-sto) che per le prodezze sul campo. La sua carriera tuttavia ebbe un ultimo guizzo nel 1967-68, quando, sia pure con tre sole presenze (e un gol) contribuì allo scudetto del Milan (dove già aveva giocato una stagione prima di emigrare al Lecco). Chiuse al Genoa, tra i cadetti, dispensando gli ultimi lampi della sua classe, poi divenne allenatore nelle serie minori (con una promozione in A a Pescara) e successivamente in Marocco.