Paul Breitner, l’intellettuale con il vizio del gol

Paul Breitner

 

 

Paul mostra sin da subito tendenze intellettuali poco abituali per gli ambienti calcistici, di solito un po’ distanti dall’impegno e dal pensiero politico.

 

Paul, calciatore di grandi promesse, fa suo il Libretto rosso della Cina rivoluzionaria; da qui l’appellativo del “Maoista”. Cresciuto nelle file dell’ESV Freilassing e poi dell’SV Kolbermoor, viene segnalato al Bayern di Monaco a cui approda a diciannove anni, conquistando in breve la maglia da titolare. Abile con entrambi i piedi, poderoso secondo classici canoni germanici ma anche agile, viene piazzato in difesa, sulla fascia sinistra, dimostrandosi giocatore completo. Vede il gioco, sa passare la palla, non disdegna la conclusione diretta ma, soprattutto, è implacabile sull’uomo. Breitner ribadisce il concetto di calciatore universale; uno di quelli che Sacchi apostroferà come “a tutto campo, tutto tempo”. Difensore, terzino, centrocampista metodista, regista, esterno a lunga percorrenza e perfino ala.

Il Ct Helmut Schön lo chiama subito in Nazionale, dove esordisce giovanissimo, il 22 giugno 1971. È l’epoca del grande Bayern e della grande Germania. Nel 1972 Breitner conquista il titolo europeo, per poi aggiungere il Mondiale 1974. Nella finale con l’Olanda di Cruijff è lui a trasformare con freddezza il rigore che avvia la straordinaria rimonta tedesca. Ci pensa infatti Gerd Muller a raddoppiare e portare a casa la seconda Coppa del Mondo della loro storia.

Nelle file del Bayern vince tre scudetti consecutivi, dal 1972 al 1974, e la Coppa dei Campioni nell’anno del Mondiale. Nel 1974, da campione del mondo, viene acquistato dal Real Madrid. Si urla allo scandalo. Vedere il Maoista giocare con la maglia della squadra del re di Spagna fa una certa impressione. Il Real degli anni ’70, inoltre, è protetto da Francisco Franco, l’ultimo dei dittatori europei. Anche in Spagna Breitner confermò di esser un leader, forte e vincente.

Il Bayern lo riprende nel 1978: Breitner si sistema tra il centrocampo e l’attacco e in coppia con l’astro nascente Rummenigge punta al vertice. Sensazionale il suo ruolino: dal 1978 al 1983 l’ex terzino gioca 146 partite e realizza 66 reti, conquistando due scudetti (1980 e 1981) e una Coppa di Germania (1982). L’ultima partita importante, Paul la gioca nell’estate del 1982 a Madrid nella finale di Coppa del Mondo. Italia – Germania Ovest 3 a 1 per la formazione italiana.

E il goal della bandiera tedesca chi lo segna? Paul Breitner, che con gli onori riservati solo ai campioni chiude una carriera che dice: cinque campionati tedeschi, due campionati spagnoli, due coppe di Germania, una Coppa di Spagna, una Coppa dei Campioni, un Campionato del Mondo e un Campionato europeo. Gli mancò soltanto la grande impresa della Coppa dei Campioni del 1982, che i rossi di Baviera persero, pur essendo investiti del ruolo di favoriti, di misura di fronte all’Aston Villa a Rotterdam. Un giocatore universale. Un autentico fuoriclasse.

 

 

 

 

Fonte: Storie di Calcio - Altervista

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