Uomini e campioni: Bobby Moore, il Dio che parlava inglese

BOBBYMOORE

 

Capitano della Nazionale inglese campione del mondo nel 1966 e del West Ham, Bobby Moore nacque a  Barking il 12 aprile 1941 e muore a Londra il 24 febbraio 1993.

Fu un talento molto precoce. Seppur molto giovane entrò nelle  giovanili del West Ham e fece il suo esordio, in Premier League, all’età di appena 17 anni  con la prima squadra l'8 novembre 1958 contro il Manchester Utd. Le grandi capacità nel leggere, in anticipo, la gara e le diverse fasi di gioco gli permisero di diventare subito un titolare inamovibile della squadra londinese. Giocatore molto corretto, interpretò il ruolo di difensore facendo leva non soltanto sulla forza fisica ma anche e soprattutto sull’intelligenza.

Disputò i mondiali in Cile nel 62’ che videro l'eliminazione dell'Inghilterra ai quarti di finale contro il Brasile e divenne capitano alla sua dodicesima presenza in nazionale, il 20 maggio 1963 contro la Cecoslovacchia. Campione affermato guidò, nel 1964, il West Ham al successo nella FA Cup, a Wembley, contro il Preston North End e l'anno successivo, sempre a Wembley, il West Ham sconfisse il Monaco 1860, conquistando la Coppa delle Coppe.

Con i trionfi aumentò la fama d’indiscusso leader del West Ham. Lo fu anche in Nazionale e le cronache dell’epoca lo consacrarono come un gentiluomo e vera icona dello sport. Nella finale dei Campionati Mondiali del 66’ l'Inghilterra andò in svantaggio 0-1 contro la Germania Ovest, ma un calcio di punizione rapidamente battuto da Moore fece sì che il suo compagno nel West Ham, Geoff Hurst, segnasse il pareggio. Ci penserà poi Peters a portare l'Inghilterra sul 2-1 ma la Germania troverà il modo di pareggiare nei minuti finali dei tempi regolamentari. Si va ai supplementari. I tedeschi sembrano esausti. Hurst segna quello che è il gol più controverso e discusso del calcio mondiale ma le proteste dei tedeschi non servirono a niente. L'incontro sembra volgere al termine senza grossi sussulti e con un risultato archiviato a favore dei britannici. Pochi secondi alla fine ma Moore trova il modo, con un perfetto lancio di 40 metri, di servire ad Hurst il gol del definito 4-2.

Moore proseguì fiducioso la sua carriera nel West Ham e nella nazionale. Fu ancora lui il capitano dell'Inghilterra nella spedizione mondiale in Messico nel 1970. Nell'incontro del girone eliminatorio contro i favoriti del Brasile, Moore si distinse per la classe e lo stile pulito negli interventi. Opposto al grande Jairzinho giocò con la proverbiale precisione. Il Brasile vinse l'incontro, ma anche l'Inghilterra si qualificò per la fase successiva. La sconfitta ai supplementari contro la Germania Ovest vide l'Inghilterra uscire ai quarti. Ci vollero ben dodici anni prima che l'Inghilterra tornasse di nuovo alla fase finale della Coppa del Mondo.

Moore disputò la sua centesima partita con la nazionale inglese il 14 febbraio 1972, contro la Scozia. Moore terminò la carriera con 108 presenze in nazionale. L'ultima apparizione di Moore con la maglia dell'Inghilterra avvenne nel novembre 1973 nella storica amichevole contro l'Italia vinta dagli azzurri per 1 a 0 con gol di Capello.

Dopo 15 anni trascorsi nel West Ham, Moore si trasferì ai rivali londinesi del Fulham, che giocavano in seconda divisione, per 25000 sterline. Durante la stagione 1974-75, la squadra raggiunse la finale dell'FA Cup, dove incontrò proprio la ex squadra di Moore, il West Ham. Non ci fu però il lieto fine per Moore, il Fulham perse per due a zero. Moore giocò la sua ultima partita da professionista per il Fulham il 14 maggio 1977, contro il Blackburn Rovers FC. Successivamente giocò per due squadre della North American Soccer League.

La sua vita dopo il calcio fu difficile e piena di eventi infausti. Nel 1990 Moore entrò nell'organico di Capital Gold Radio come analista e commentatore calcistico. Il 15 febbraio 1993 Moore annunciò di soffrire per un cancro all'intestino. Cedette alla malattia. Moore fu tra i primi ad essere inseriti nella Hall of Fame del calcio inglese nel 2002, come riconoscimento del suo impatto sul calcio inglese come giocatore e nel 2008 in occasione del cinquantesimo anniversario del debutto di Bobby Moore con la maglia del West Ham, la società ha comunicato di aver ritirato la sua maglia con il numero 6.

"Gone but never forgotten" è la frase storica con la quale il West Ham ricorda la sua bandiera e il capitano dell'Inghilterra mondiale nel 1966 scomparso per un male incurabile nel 1993. Rivoluzionò il mestiere dello stopper, fino a quel momento ruvido e falloso. Era in grado di leggere il gioco come pochi, era riuscito a fare dell’anticipo la sua arma migliore.

 

 

 

Fonte: Storie di Calcio - Altervista

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