Lo scudetto del Cagliari: il sogno di un popolo

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Lo scudetto del Cagliari: il sogno di un popolo

La conquista dello scudetto rossoblù parte da lontano.

Importanti, in chiave di calcio mercato, furono alcuni scambi tra Inter e Cagliari. Ai sardi andarono, infatti, il difensore Poli, il centrocampista Domenghini e l'attaccante Gori. Il Cagliari versò all'Inter un sontuoso assegno di duecentocinquantamilioni di lire e Boninsegna. Riva fu l'alfiere di quella squadra. Giocò dal 1964 al 1976 per un totale di 315 presenze e 164 reti. Solo gli infortuni e la sfortuna impedirono al Cagliari di vincere un secondo scudetto. Ma Riva, lombardo di Leggiuno, era già stato consegnato al Mito. Giocò per il Cagliari e non vide altro; corteggiato da tutti i più grandi club divenne rossoblù a vita rifiutando ricchi contratti. Indossò quella casacca e mostrò sempre affetto, riconoscenza e un impegno feroce sino a trasformarli in sentimenti eterni verso un popolo intero.

Inizialmente visto con diffidenza ma poi amato. Il rumore del mare sugli scogli e il sole capace di baciare di luce la città divennero suoi per sempre. Il Cagliari dello scudetto era un coacervo di campioni veri. Seri, disciplinati e capitanati da quel grande allenatore che fu Manlio Scopigno. Assunse la guida del Cagliari nel 1966 e da lì ci fu una crescita graduale e continua. Il friulano Scopigno era colto, intelligente e di poche parole. Lui costruì quella formazione gloriosa capace di invadere un'intera nazione. Sino a quel momento lo scudetto era stato per lo più un affare riguardante le squadre del Nord. Il Cagliari rovinò programmi sedimentati nel tempo e Scopigno decise di dare una mentalità vincente a quei ragazzi. La vittoria rappresentò il mezzo per l'esaltazione e il riscatto di un'intera regione. Il Cagliari divenne la squadra di tutti, un modo per capire che anche gli ultimi possono trasformarsi nei primi della classe.

E come tale il Cagliari fu amato e Riva idolatrato. Il Cagliari che vinse lo scudetto non era casuale. Aveva un portiere come Albertosi, uno dei più grandi della storia del calcio italiano. Riva era il calcio. L'esterno d'appoggio, trasformato in un attaccante capace di segnare in tutti i modi. In acrobazia, di testa e in rovesciata. E poi potenza, precisione e carisma. Il suo modo di stare in campo era sublime; quel suo ribattere colpo su colpo con forza e impeto aveva qualcosa di epico. Tatticamente intelligente e veloce nei movimenti era un goleador implacabile, potente e devastante. La difesa, fatta di granito, era guidata dallo stopper Niccolai. Il centrocampo aveva nel capitano Cera un uomo dotato di una visione totale del gioco. I suoi lanci lunghi erano l'innesco per la dinamite di Riva. Nenè si trasformò nel Cagliari in un centrocampista di qualità. L'infaticabile Greatti era il perno e l'ala Domenghini, instancabile uomo di fascia, era determinante nel garantire equilibrio all'intera squadra. Domenghini rappresentava il bel gioco e fu forse la chiave più importante di quel trionfo. In avanti l'ex interista costituiva con Gori, attaccante veloce e Riva un tridente d'attacco i cui contropiedi erano micidiali. La partenza del Cagliari è impressionante. Già alla quinta giornata gli uomini di Scopigno passano a Firenze sul campo dei Campioni d'Italia e conquistano la testa della classifica. L'entusiasmo, con il passare del tempo, cresce sino a diventare autentico delirio. Rispetto per tutti, paura per nessuno. Scopigno si rivela bravissimo nel leggere le partite prima, dopo e durante. La squadra è giovane ma ha anche uomini d'esperienza in grado di fronteggiare tutto. La squadra è un gruppo di amici. Il demiurgo è Scopigno. Dopo un mese il vantaggio diventa di quattro punti su Fiorentina e Inter.

Nel corso del mese di dicembre Scopigno viene squalificato per cinque mesi. Nel gruppo di inseguitrici si fa strada anche la Juventus che aveva sostituito Carniglia, in panchina, con Rabitti. Nelle prime sette gare del girone di ritorno i torinesi mettono insieme tredici punti. Il 15 febbraio i rossoblu cadono a S. Siro contro l'Inter e la Juventus si porta a un solo punto. La lotta è serrata con i rossoblù che riescono, la settimana successiva, ad aumentare il distacco a più due. Sino allo scontro diretto a Torino il 15 marzo del 1970. Fu 2-2 e da quel momento il Cagliari volò verso lo scudetto. Il 12 aprile i rossoblù vissero una delle pagine più belle della loro storia. Batterono il Bari e festeggiarono lo scudetto. La voce di Sandro Ciotti, dallo stadio Amsicora, è indimenticabile. Due a zero il risultato finale; prima Riva schiaccia di testa in tuffo e poi Gori raddoppia con un potente tiro sotto la traversa. Riva “Rombo di Tuono”, capocannoniere con 21 reti, caratterizzò un dominio totale. IL CAGLIARI 1969/70 La Formazione titolare era la seguente: Albertosi, Martiradonna, Zignoli, Cera, Niccolai, Tomasini, Domenghini, Nenè, Gori, Greatti, Riva Allenatore: Manlio Scopigno.

 

 

 

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