4 Novembre 2009, Kiev l’inizio di un sogno

KIEV2009 

 

La vigilia era stata caratterizzata dalla solita sicurezza di Mourinho.

L’allenatore portoghese aveva un modo speciale di caricare la squadra e l’ambiente. Così quel suo “vinciamo noi” risuona ancora oggi tra un misto di proclama e fede. Tradotto in campo era la grinta, la ferocia agonistica, la determinatezza di una squadra che non si arrendeva mai. A cinque dalla fine eravamo ultimi nel nostro girone perché il tiro di Shevshenko (con deviazione di Cambiasso) aveva portato al 21’ del primo tempo gli ucraini in vantaggio. Il cerchio della disperazione si chiudeva con il pensiero della successiva trasferta al Camp Nou di Barcellona.

Insomma, l’Inter stava per salutare la Champions. I nerazzurri hanno avuto spesso, nel corso della loro lunga e gloriosa storia, una serie di eventi capaci di trasformare la sofferenza in gesta eroiche sino a scrivere le pagine di un romanzo epico. L’esistenza e l’unicità interiste viaggiano secondo binari paralleli che rifiutano la banalità e la semplicità nel raggiungere la vittoria intermedia o finale. Kiev fu tutto questo; i cinque minuti finali non furono molto diversi dai dieci minuti finali di Barcellona in semifinale. Hanno tutti la stessa origine e presentano un connubio di pathos e straordinarietà.

L’Inter quando vince replica la sua grandezza. Così l’Inter del Triplete sarà l’immagine, per certi versi simile, della Grande Inter di H.H. Solo l’Inter può migliorare e superare se stessa. Lo stadio, a Kiev, diventa una bolgia perché la Dinamo sente la qualificazione a portata di mano. Il secondo tempo fu l’attacco di una sola squadra: l’Inter. Tante le occasioni per pareggiare, tanta l’imprecisione dei nostri attaccanti. Balotelli, Eto’o e Samuel vanno più volte vicino al gol ma la porta sembra stregata. Mourinho vara allora un’Inter ancor più votata all’attacco; il coraggio non mancava di certo al tecnico portoghese. Balotelli ed Eto’o, esterni nel 4-2-3-1, sembrano il fulcro di un trattato accademico sull’offensività nel football.

Mourinho tradusse dalla lavagna al campo e Sneijder realizza una superba prestazione. Il campione ha una straordinaria visione di gioco, è bravo nell’assicurare le necessarie geometrie ed è anche uno che lotta su tutti i palloni. Ispira l’intera manovra offensiva e arma Milito. L’olandese, rientrato dall’infortunio, prima regala a Milito con un rasoterra in area, all’86’, il pallone del pareggio e poi si trasforma in un condor dell’area di rigore perché è lesto nel siglare in mischia la rete del 2-1 a un minuto dalla fine dell’incontro. Il secondo tempo risulta premiante per Mourinho e i suoi ragazzi. Nella prima frazione di gioco la Dinamo disputa una partita attenta, pronta a chiudere ogni varco utile agli interisti.

Nel secondo tempo Mourinho ha l’intuizione di mutare assetto e giocare con Eto’o e Balotelli larghi sulle fasce. Sarà questa una mossa tattica importante. La forza d’urto dell’Inter cambia e con essa la pericolosità nell’area avversaria. Senza dimenticare un Lucio immenso, l’ottima e preziosa prova di Sneijder e la buona gara di Thiago Motta. L’Inter ipoteca la qualificazione e l’inizio di un sogno.

Il Tabellino:

DINAMO KIEV-INTER 1-2

MARCATORI Shevchenko (D) al 21’ p.t.; Milito (I) al 41’, Sneijder (I) al 44’ s.t.

DINAMO KIEV (4-2-3-1) Bogush; Eremenko, Khacheridi, Almeida, Magrao; Vukojevic, Mikhalik; Shevchenko, Ninkovic, Yarmolenko; Milevskiy (dal 25’ s.t. Gusev) (Rybka, Betao, Ghioane, Kravets, Mandzyuk, Zozulya). All. Gazzaev.

INTER (4-3-1-2) Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel (dal 34’ Muntari), Chivu (dal 1’ s.t. Balotelli; Zanetti, Cambiasso (dal 1’ s.t. Motta), Stankovic; Sneijder; Eto’o, Milito (Toldo, Materazzi, Vieira, Mancini) All. Mourinho.

ARBITRO Layec (Francia)

NOTE ammoniti Samuel, Lucio; Magrao, Mikhalik. Spettatori quindicimila. Tiri in porta 1-7. Tiri fuori 3-9. Angoli 3-8. In fuorigioco 3-1. Recuperi 1’ primo tempo, 2’ secondo tempo

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