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Il Santos "campione" del mondo, 1962

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Il Santos "campione" del mondo, 1962

La grande sfida che non ci fu... 

L’appassionante sfida tra Benfica e Santos, in pratica, non ci fu. Perché si incaricò Pelé di chiudere la pratica, con una splendida prestazione all’andata e una travolgente recita al ritorno, che fece gridare al miracolo. Anche l’atteso duello a distanza con Eusebio è improponibile. L’asso brasiliano è infatti in un momento di grazia: a 22 anni ha già raggiunto la maturità agonistica, l’agilità felina gli consente numeri negati al resto dei mortali.
Gli uomini di Riera riescono all’andata a mantenere il confronto su un piano di equilibrio. Sugli scudi, oltre al regista Collina, l’interno Santana, autore delle due reti che riducono al minimo il passivo. I portoghesi appaiono tatticamente equilibrati e in grado di colpire in contropiede gli sbilanciamenti del modulo brasiliano, un 4-2-4 carente in fatto di copertura difensiva.

L’incontro di ritorno a Lisbona è circondato da grandi attese, si muovono gli inviati da tutta Europa per assistere all’esibizione della “Perla nera”, fresca di secondo titolo mondiale. L’incontro verrà a lungo ricordato come uno dei più belli della storia, per la serie ininterrotta di delizie calcistiche di un Pelé stratosferico. In pratica, non c’è partita e molti lamenteranno che il no opposto dal Benfica alla trasmissione della partita in Eurovisione (i lusitani pretendevano soldi) abbia privato gli appassionati di uno spettacolo così avvincente.
Pelé domina dall’inizio alla fine, complice l’atteggiamento spavaldo di Riera, il tecnico lusitano, deciso a vincere e dunque incline a sbilanciare i suoi in avanti, con l’impacciato Humberto lasciato da solo a guardia di Pelè, che ha nel possente centravanti Coutinho una spalla ideale, l’uomo che apre spazi alle sue micidiali incursioni. Alla fine la cinquina dei bianchi, corredata di tre gol di Pelé, viene solo in parte mitigata dai gol in chiusura di Eusebio, praticamente scomparso al cospetto della Perla nera, e di Santana.

L’appassionante sfida tra Benfica e Santos, in pratica, non ci fu. Perché si incaricò Pelé di chiudere la pratica, con una splendida prestazione all’andata e una travolgente recita al ritorno, che fece gridare al miracolo. Anche l’atteso duello a distanza con Eusebio è improponibile. L’asso brasiliano è infatti in un momento di grazia: a 22 anni ha già raggiunto la maturità agonistica, l’agilità felina gli consente numeri negati al resto dei mortali. Gli uomini di Riera riescono all’andata a mantenere il confronto su un piano di equilibrio. Sugli scudi, oltre al regista Collina, l’interno Santana, autore delle due reti che riducono al minimo il passivo. I portoghesi appaiono tatticamente equilibrati e in grado di colpire in contropiede gli sbilanciamenti del modulo brasiliano, un 4-2-4 carente in fatto di copertura difensiva. L’incontro di ritorno a Lisbona è circondato da grandi attese, si muovono gli inviati da tutta Europa per assistere all’esibizione della “Perla nera”, fresca di secondo titolo mondiale. L’incontro verrà a lungo ricordato come uno dei più belli della storia, per la serie ininterrotta di delizie calcistiche di un Pelé stratosferico. In pratica, non c’è partita e molti lamenteranno che il no opposto dal Benfica alla trasmissione della partita in Eurovisione (i lusitani pretendevano soldi) abbia privato gli appassionati di uno spettacolo così avvincente. Pelé domina dall’inizio alla fine, complice l’atteggiamento spavaldo di Riera, il tecnico lusitano, deciso a vincere e dunque incline a sbilanciare i suoi in avanti, con l’impacciato Humberto lasciato da solo a guardia di Pelè, che ha nel possente centravanti Coutinho una spalla ideale, l’uomo che apre spazi alle sue micidiali incursioni. Alla fine la cinquina dei bianchi, corredata di tre gol di Pelé, viene solo in parte mitigata dai gol in chiusura di Eusebio, praticamente scomparso al cospetto della Perla nera, e di Santana.

PELE

Chi esce dallo stadio Da Luz di Lisbona dopo la partita ha negli occhi uno spettacolo indimenticabile. Scrive Ezio De Cesari sul “Calcio e Ciclismo Illustrato”: «Abbiamo visto a Lisbona il più grande spettacolo del mondo. Il re del calcio ha sbalordito e incantato tutti una volta di più. Ha aggiunto ancora una perla, forse la più luminosa, alla sua straordinaria carriera di fuoriclasse senza precedenti nè eguali. Sapevamo che Pelé era il più grande giocatore mai esìstito: ebbene, ha riassunto, in novanta minuti, tutti i numeri a sensazione dei più celebri campioni del calcio. E’ impossibile stare qui a elencare le sue virtù: nel palleggio, nel dribbling, nell’ intuizione, nel tiro egli ha sovrastato tutti, avversari e compagni. A tal punto che è anche difficile una serena ed esatta valutazione della partita. Qualunque considerazione si voglia fare sul gioco e sul risultato, non può non soggiacere all’immensa statura di Pelé».
Nereo Rocco, presente al match, commenta esterrefatto: «Ero qui per cercare un centrocampista, ma vi dico che con quel Pelé potrei anche farne a meno. Chi ce l’ha parte con due gol di vantaggio. E il “mostro ” più terribile, per chi ha la disgrazia di averlo contro, che io abbia mai visto».

 

 

 

Fonte: Storie di Calcio - Altervista

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