Brasile campione del mondo 1970

Il Brasile vincitore della Coppa Rimet del 70’ fu una squadra unica.

Brasile campione del mondo 1970

Il Brasile vincitore della Coppa Rimet del 70’ fu una squadra unica.

Capace di annoverare giocatori del calibro di Gerson, Pelé, Rivelino,Tostão e Jairzinho aveva già geneticamente i cromosomi dello spettacolo. L’artefice di questo miracolo fu il ct brasiliano Zagallo. Il mister, ex ala sinistra campione del mondo del 58, riuscì a trovare il giusto equilibrio tra le diverse anime in campo. Il risultato fu davanti agli occhi di tutti perché quel Brasile significò sentimento e tanto divertimento. Il Brasile aveva un modo di giocare caratterizzato da una fitta rete di passaggi orizzontali alternato a verticalizzazioni improvvise. Le mezzali erano dinamiche e avevano il pregio di seminare il terrore tra le difese avversarie; anche i terzini “salivano” per partecipare alla manovra offensiva. Essi erano parte del coro in un’orchestra dove il capitano Carlo Alberto Torres rappresentava un propellente inesauribile.

Le tappe di avvicinamento a Messico 70’ sono interessanti. Dopo l’eliminazione ai Mondiali del 1966, Pelé mancherà per più di due anni dai radar della Seleção. I critici lo ritengono ormai sulla via del tramonto e la sua posizione in campo pare non conciliarsi con quella di Tostao. Tostao, ritenuto l’erede in pectore di Pelè, cresce nel rendimento e nell’esperienza. Il resto lo compie il coraggioso ct Saldanha che affronta i critici a muso duro e fa giocare i due insieme nelle partite di qualificazione al mondiale contro Paraguay, Colombia e Venezuela. Saldanha ha le idee chiare e schiera già gran parte della squadra che poi trionferà ai mondiali messicani. La critica viene affondata; nelle sei partite i brasiliani segnano ventitre reti. Tostao segna dieci reti, Pelé sei. Una volta raggiunta la qualificazione, la nazionale passa alla guida di Zagalo ovvero il «calciatore più intelligente che abbia mai calcato i campi di calcio», secondo il giudizio di Vicente Feola.

In difesa c’è abbondanza e i calciatori sono tanti e bravi. In attacco al contrario c’è da risolvere una situazione particolare perché gli attaccanti migliori, in Brasile, giocano tutti con il numero dieci nelle loro squadre di club. Pelé nel Santos, Tostao nel Cruzeiro di Belo Horizonte, Gerson nel San Paolo, Jairzinho nel Botafogo e Rivelino nel Corihthians. Sono tutti uomini di regia (Pelé, Gerson e Tostao), mezze punte (Rivelino) o punte come Jairzinho. Tutti sono comunque dei numeri dieci. Zagalo è un intenditore di calcio come pochi, sfida la critica che lo giudica un temerario e schiera il Brasile più offensivo della storia del calcio. Il girone del Brasile non è semplice. Gli avversari più ostici sono i campioni in carica Inglesi; la Romania e la Cecoslovacchia sono avversari da non sottovalutare.

Più in generale, le altre pretendenti al titolo Mondiale sono la solita Germania e l’Italia. Il mondiale Brasiliano si apre ufficialmente il 3 Giugno 1970, contro la Cecoslovacchia, squadra difficile da affrontare tatticamente ma senza fuoriclasse. Il Brasile batte la Cecoslovacchia con un rotondo 4-1. La differenza tra le due compagini è evidente ma la cosa migliore è il gioco messo in mostra dai sudamericani. I brasiliani è come se ballassero la samba in campo e lo fanno bene. Ritmo e fantasia. Il secondo match, contro i campioni in carica inglesi, è il più difficile. L’Inghilterra, allenata da Alf Ramsey, schiera autentici campioni del calibro di Gordon Banks, Bobby Moore, Bobby Charlton, Alan Ball e il bomber Geoff Hurst. I britannici giocano un calcio difensivo ma con molta cura. Hurst sfiora il gol in un paio di occasioni grazie ad alcune “sbavature” dei centrali brasiliani. Il secondo tempo vede i verdeoro più sicuri nei propri mezzi e Rivelino e Tostao sfiorano il vantaggio. La dea bendata sembra dalla parte degli inglesi ma al 59’ Jairzinho porta in vantaggio il Brasile, risultato che rimarrà tale sino alla fine. La terza ed ultima partita del girone è contro la Romania del grande Nicolae Dobrin. Il divario tra le due squadre è notevole come perentorio è il tre a due che i campioni brasiliani infliggono ai pur volenterosi rumeni. La prima squadra che il Brasile affronterà nella fase ad eliminazione diretta è il forte Perù di Cubillas, il giocatore peruviano forse più forte di sempre. Cubillas è veloce, ha un gran tiro da fuori ed è velenoso quando batte le punizioni. La difesa peruviana ruota attorno al bravissimo Hector Chumpitaz. La punta, che diventerà poi una star nel Barcellona, è Hugo Sotil, giocatore molto tecnico e dal dribbling ubriacante. La partita è bella e spettacolare. Il 4-2 finale per il Brasile sancisce l’esito finale di una partita in cui il Brasile mostra di possedere una mentalità vincente ma il Perù combatte e resta sempre in partita nonostante il superiore tasso tecnico dei brasiliani sia un dato piuttosto evidente.

In semifinale il Brasile incontra l’Uruguay. Gli uruguagi possono schierare una squadra di tutto rispetto: in porta c’è il fortissimo Mazurkiewicz, e il tandem d’attacco è formato da giocatori veloci e tecnici come Luis Cubilla e Pedro Rocha. Il centravanti è il potente Morales. L’Uruguay è aggressivo, grintoso e molto tattico. La partita è giocata sul filo dei nervi e l’Uruguay pare trovarsi a proprio agio. Nel primo scorcio del primo tempo c’è solo Uruguay che pressa a tutto campo e segna al 19’ la rete del vantaggio con Cubilla. Al ’44 il Brasile si riporta in partita con Clodoaldo. Nel secondo tempo i brasiliani attaccano a testa bassa, e al ’76 Jairzinho porta in vantaggio i verdeoro. Il Brasile, non contento, schiaccia l’Uruguay nella propria metà campo e Rivelino segna il 3-1 poco prima del fischio finale. Il Brasile è in finale.

La finale si giocherà in uno straripante stadio Azteca (107.000 presenti) dove si sfidano la mentalità difensivista italiana contro la fantasia e la tecnica brasiliana. Tra le fila Italiane spiccano due blocchi: quello della grande Inter e quello del Cagliari fresco campione d’Italia. A guardia della porta c’è Albertosi; davanti a lui, in una difesa a quattro, ci sono Cera, Rosato, Burgnich e Facchetti. I due centrali di centrocampo sono De Sisti e Mario Bertini, due interditori seppur dotati di buone qualità tecniche. I due centrocampisti offensivi sono Sandro Mazzola e Angelo Domenghini alle spalle della coppia d’attacco Riva-Boninsegna. L’Italia parte bene, dimostrando grande solidità tra i reparti e una difesa attenta ed aggressiva. Al 18° minuto il Brasile è in vantaggio con Pelè che supera Burgnich e insacca di testa. Invece di sfruttare il momento positivo il Brasile comincia a palleggiare a centrocampo: un errore di Clodoaldo, pressato da Boninsegna, mette quest’ultimo nelle condizioni di segnare. E’ 1-1. Nel secondo tempo, Gerson, Jairzinho e Carlos Alberto Torres regalano al Brasile gloria e il titolo di Campione del mondo.

Il Brasile sarà ricordato in virtù di una tattica molto offensiva. Felix in porta con una linea difensiva rigorosamente a zona; due centrali quasi sempre fissi davanti al portiere, un terzino dinamico e di corsa come Carlos Alberto Torres e, sull’altra fascia, uno più bloccato e attento (Everaldo). Il primo centrocampista davanti alla difesa è Clodoaldo il quale, in fase di possesso palla si spinge anche avanti. In fase di non possesso invece agisce quasi da mediano davanti ai due centrali. Sempre sull’asse centrale, più avanti, è posizionato Gérson, il regista della squadra. Il reparto offensivo è formato da quattro uomini, disposti in questo modo: sulla sinistra, largo, c’è Rivelino. Il numero dieci è sulle spalle di Pelè che agisce prevalentemente nel ruolo di trequartista offensivo nonché regista dietro ai due attaccanti. Come centravanti di movimento c’è Tostão, a cui piace giocare come attaccante di raccordo ma ama anche sacrificarsi tornando spesso fino a centrocampo per suggerire e imbastire pericolose trame offensive. Infine sul versante destro c’è la vera arma in più del Brasile, il brasiliano Jairzinho. Ama giocare largo sulla destra per poi accentrarsi o sfruttare gli spazi aperti dai compagni di squadra. Nella fase di possesso palla il Brasile sfrutta le fasce o anche il centro. La difesa gioca molto alta e i vari reparti sono compatti e solidi. Il movimento senza palla è quasi costante, garantendo gli inserimenti per l’uno o l’altro attaccante. Il gioco fa leva su passaggi stretti e improvvise verticalizzazioni; gli undici in campo sono disposti molto “larghi” in modo da aprire le difese avversarie.

La formazione del Brasile Campione del mondo nel 1970 Felix, Carlos Alberto, Everaldo, Clodoaldo, Piazza, Brito, Jairzinho, Gerson, Tostao, Pelè, Rivelino. Allenatore: Zagalo

Fonte Storie di calcio – Altervista